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Maybirens - Mise à jour : 23/03/2012
Extrait / Introduction
Extrait / Introduction :
Alla fine della seconda guerra mondiale, l’Italia uscì sconfita, distrutta e sottosviluppata. Infatti, nel 1951 soltanto il 7,5% della case avevano l’acqua corrente, l’elettricità e i servizi igienici interni. La popolazione attiva era formata dal 42% di agricoltori (il 50% nel Sud). Il tasso di crescita era inferiore alla Yugoslavia e alla Germania. Era un periodo di forte emigrazione verso gli Stati Uniti, la Svizzera, il Belgio, la Francia e la Germania. Però, al livello europeo, gli anni 50-70 segnarono il ventennio d’Oro grazie agli aitui del Piano Marshall per la ricostruzione e alla congiuntura favorevole del commercio internazionale occidentale. Le particolarità italiane, collegate con le caratteristiche europee, favorirono il miracolo economico 1958-1963: stabilità monetaria e elevata disponibilità di manodopera a costi bassissimi. Nel 1957, gli accordi del Mercato Europeo Comune (MEC) aprì le frontiere e aumentò le esportazioni tra i paesi europei.Plan
Plan :
- fine guerra - Gli anni 50 e 70 - Crescita economica - Gli altri paesi europei - Conseguenze ambientali - l'emigrazioneExemple de page de Il miracolo économico
Master 1 LEA 6/04/11
Il miracolo economico
Alla fine della seconda guerra mondiale, l’Italia uscì sconfita, distrutta e sottosviluppata. Infatti, nel 1951 soltanto il 7,5% della case avevano l’acqua corrente, l’elettricità e i servizi igienici interni. La popolazione attiva era formata dal 42% di agricoltori (il 50% nel Sud). Il tasso di crescita era inferiore alla Yugoslavia e alla Germania. Era un periodo di forte emigrazione verso gli Stati Uniti, la Svizzera, il Belgio, la Francia e la Germania.
Però, al livello europeo, gli anni 50-70 segnarono il ventennio d’Oro grazie agli aitui del Piano Marshall per la ricostruzione e alla congiuntura favorevole del commercio internazionale occidentale. Le particolarità italiane, collegate con le caratteristiche europee, favorirono il miracolo economico 1958-1963: stabilità monetaria e elevata disponibilità di manodopera a costi bassissimi. Nel 1957, gli accordi del Mercato Europeo Comune (MEC) aprì le frontiere e aumentò le esportazioni tra i paesi europei.
Il Prodotto interno lordo, che fino al 1958 era cresciuto in media del 5,5%, crebbe nei sei anni successivi del 6,3%. Tale crescita rappresentò un record nella storia dell’Italia. Le condizioni alimentari e vestimentari migliorarono. La domanda di beni durevoli (automobili, elettrodomestici...) raggiunse una crescita annua pari al 10,4%. Il frigorifero era presente nel 30% delle case degli italiani. La produzione industriale registrò una crescita pari all’84% tra il 1953 e il 1961 mentre il peso dell’agricoltura si ridusse del 10,8% del Prodotto nazionale lordo. Nel 1967, l’Italia era il primo produttore europeo di lavatrici. Si affermarono marchi come: FIAT, Lancia, Alfa Romeo e Piaggio.
Però, in altri paesi europei dove c’era il boom, la richezza individuale serviva anche alla richezza collettiva. Lo Stato organizzava queste richezze per investire nelle scuole, nelle infrastrutture... Questa mancanza di organizzazione aumentò l’accessibilità dei beni privati di consumo senza uno sviluppo dei consumi pubblici (scuole, ospedali, trasporti, case..). Queste opere pubbliche restarono in dietro.
Per di più, in Italia, il boom economico fu un processo spontaneo e senza controllo, non finalizzato al superamento degli squilibri geografici e economici. Infatti, il miracolo fu essenzialmente un fenomeno settendrionale che quindi accentuò il divario fra Nord e Sud. C’è stato un tentativo da parte dello Stato di far approfitare il Sud di questa richezza: si cercò di creare delle industrie nel Sud (Acciaierie nelle Puglie, una sussidiaria dell’Eni in Sicilia a Gela e una dell’Alfaromeo a Pomigliano d’Arco, Napoli). Però, queste industrie non riuscirono a avere uno sviluppo economico indipendente e bisognava sempre che lo Stato continuasse a sovvenzionarle (Le catedrale nel deserto). Molti anziani agricoltori, che avevano lasciato la loro proprietà, si ritrovarono senza lavoro. Si cercò anche di ridurre questo squilibrio con la creazione della Cassa per il Mezzogiorno ma i risultati ottenuti non furono soddisfacenti.
Inoltre, questa industrializzazione settendrionale di massa causò un forte flusso migratorio dal Sud verso il Nord: tra il 1955 e il 1971, circa 9 milioni 150 mila italiani furono coinvolti nell’imigrazione interna. Le popolazioni meridionali furono discriminate. La manodopera feminile del Sud era pagata a metà prezzo nel Nord. Vennero chiamati in modo spregiativo ?terroni?. L’entrata in alcuni luoghi pubblici gli era vietata. A queste difficoltà si aggiunsero l’assenza di programmi sociali e di assitenza sanitaria. L’esperienza vissuta dai meridionali è ben illustrata nel libro Vogliamo tutto di Nanni Balestrini, pubblicato nel 1971. Quest’opera racconta la storia di un giovane napoletano emigrato a Brescia, Milano e Torino dove lavora e partecipa alle lotte alla FIAT.
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